Settembre e ottobre danno il mare migliore dell’anno

Subacqueo in immersione lungo una parete rocciosa con la luce che filtra dalla superficie

Il gommone di agosto esce con dodici persone a bordo, due turni al mattino e la coda al compressore. Lo stesso gommone, l’ultima settimana di settembre, parte con quattro subacquei, molla quando sei pronto tu e la guida chiede dove vuoi andare invece di dirtelo.

Sott’acqua la differenza è ancora più netta. Il mare ha accumulato calore per tutta l’estate e lo restituisce con lentezza, la colonna d’acqua è povera di particelle sospese, e le prime mareggiate non hanno ancora cominciato a rimescolare i fondali sottocosta. È la finestra in cui un sito rende quanto può rendere.

Quello che segue è il modo in cui rispondo, ogni anno, alle domande che mi arrivano tra la fine di agosto e novembre. Arrivano da chi ha preso il brevetto a luglio e da chi, in questi due mesi, ha sempre smesso per abitudine.

Cosa cambia sott’acqua quando finisce agosto

  • Calore residuo. La superficie resta tiepida per settimane dopo il picco: il mare si scalda tardi e si raffredda ancora più tardi.
  • Acqua più limpida. Meno particelle in sospensione, meno bagnanti sul bagnasciuga, meno eliche sopra la testa.
  • Siti liberi. Gavitelli disponibili, gruppi di quattro o sei persone, tempi di fondo decisi dalla guida e non dal turno successivo.
  • Termoclino. Sotto una certa quota l’acqua è fredda da mesi e non lo si vede dalla barca.
  • Luce. Il sole è più basso, i colori si spengono prima e la torcia serve anche a quote modeste.
  • Il vero limite. Non è la temperatura, è la logistica: meno uscite, meno persone, meno margine se il tempo gira.

Perché le immersioni a settembre hanno una visibilità migliore?

Per quasi tutta l’estate il Mediterraneo resta stratificato: uno strato caldo galleggia sopra uno freddo e i due si scambiano poco. In quello strato superficiale le sostanze nutritive si esauriscono, la produzione di microalghe rallenta e l’acqua diventa progressivamente più trasparente. A settembre quel processo è arrivato al punto più avanzato dell’anno.

Alla chimica si aggiunge il traffico. Sotto costa la torbidità estiva non nasce solo dal plancton: la sollevano i piedi di migliaia di persone sul fondo sabbioso, le ancore lasciate cadere a caso e le eliche dei tender che passano sopra le secche. Quando le spiagge si svuotano, il fondale smette di essere rimescolato ogni giorno.

Resta una condizione da rispettare. Dopo una pioggia intensa, i corsi d’acqua scaricano in mare sedimento fine che resta sospeso per giorni e che si concentra proprio davanti alle foci. Se il sito è vicino a un fiume o a un canale, il criterio pratico è aspettare due o tre giorni, oppure spostarsi su un punto lontano dagli apporti di terra.

Quanto è ancora calda l’acqua, e fino a che profondità?

Bombole e attrezzatura da immersione allineate sul ponte di una barca appoggio
Paul Sableman / BY 2.0

La domanda contiene già l’errore più comune. La temperatura che leggi nelle applicazioni è quella superficiale, e riguarda i primi metri. Sotto, l’acqua può essere di parecchi gradi più fredda, e quello è lo strato in cui passerai la parte centrale dell’immersione.

I valori qui sotto sono indicativi e cambiano molto tra Alto Adriatico, Tirreno meridionale e canale di Sicilia. Servono per capire l’ordine di grandezza, non per decidere al posto tuo: la misura vera la dà il computer della prima immersione della giornata.

Periodo Superficie Sotto il termoclino Configurazione tipica
Prima metà di settembre Ancora estiva, quasi ovunque Sensibilmente più fredda già intorno ai venti metri Muta umida da 5 mm, cappuccio in tasca
Fine settembre In calo lento, di poco Fredda, con salto netto e ben visibile 5 mm con cappuccio, guanti sottili sulla seconda
Prima metà di ottobre Scesa in modo percepibile Il salto si approfondisce e si attenua 7 mm o semistagna, cappuccio sempre
Fine ottobre Vicina a quella di fondo Differenza ridotta, colonna quasi omogenea Semistagna o stagna, guanti da 5 mm

La regola che uso con gli allievi è semplice: ci si veste per la quota più profonda e per la seconda immersione, mai per il tuffo di prova davanti alla scaletta. Il freddo non arriva quando entri, arriva al trentesimo minuto e non se ne va più.

Il termoclino di ottobre cambia la scelta della muta?

Il termoclino è il confine tra lo strato caldo e quello profondo. In estate lo si attraversa come un muro: la maschera si appanna di colpo, la pelle registra il passaggio in un secondo. Con l’arrivo dell’autunno la superficie si raffredda, il vento rimescola, e quel confine scende e si ammorbidisce fino a scomparire.

La conseguenza pratica è controintuitiva. A ottobre la parte fredda dell’immersione non è più solo il fondo: è tutta l’immersione, tappa di sicurezza compresa. E la tappa di sicurezza è il momento in cui si sta fermi, a bassa quota, senza produrre calore. Chi si equipaggia bene sul fondo e male sui cinque metri esce comunque infreddolito.

Da qui derivano tre scelte concrete. La prima è il cappuccio, che incide più di qualunque millimetro aggiunto sul corpo. La seconda è la tenuta ai polsi e alle caviglie, perché una muta che pompa acqua a ogni pinneggiata vanifica lo spessore. La terza riguarda il dopo: telo asciutto, cambio completo e qualcosa di caldo tra una immersione e l’altra, altrimenti la seconda parte da un debito che non si recupera.

I siti affollati d’estate si liberano davvero?

Sì, e in modo evidente. I gavitelli delle secche più conosciute restano liberi, i gruppi si riducono a quattro o sei persone e la guida può scegliere il punto in base al vento del giorno invece che alla disponibilità. Nelle aree marine protette, dove d’estate gli ingressi sono contingentati, a fine stagione si respira.

Cambia anche il modo in cui si immerge un gruppo piccolo. Con quattro persone si entra insieme, si resta insieme e si può allungare il tempo di fondo se i consumi lo permettono, invece di rientrare al minuto stabilito perché la barca deve fare il secondo turno. Su siti articolati come le grotte, la differenza è tra vedere il percorso e attraversarlo in fila.

Lo stesso vale per le immersioni su relitto, dove l’affollamento estivo è il principale nemico della visibilità: bastano due squadre che passano davanti al tuo per riempire lo scafo di sedimento sollevato dalle pinne. Chi ha in programma i relitti del Mediterraneo ha in autunno la stagione giusta, non il ripiego.

La fauna si comporta in modo diverso in questo periodo?

Murena affacciata da una fessura nella roccia su un fondale del Mediterraneo

Cambia parecchio, e in una direzione favorevole a chi guarda. I pesci nati in primavera hanno raggiunto una taglia visibile e popolano le zone rocciose poco profonde. I predatori li seguono sotto costa, quindi gli incontri con branchi in caccia diventano più frequenti proprio dove d’estate si vedeva poco.

Il polpo è più attivo e più facile da individuare intorno alla propria tana, i saraghi si aggregano invece di sparpagliarsi, e sulle pareti tornano nudibranchi e piccoli invertebrati che d’estate si notano meno. Nelle aree dove non si pesca la cernia si lascia avvicinare a distanze che d’agosto sarebbero impensabili, semplicemente perché il disturbo è calato.

Un’avvertenza vale sempre, e in questo periodo di più. Osservare non significa toccare, spostare o alimentare: un animale abituato a ricevere cibo cambia comportamento in modo permanente. La distanza giusta è quella che non provoca reazione. Se il soggetto si sposta per allontanarsi da te, sei già troppo vicino.

Le mareggiate rovinano la stagione o la migliorano?

Fanno le due cose, in tempi diversi. Nell’immediato una mareggiata è la fine della visibilità sotto costa: solleva sabbia e sedimento fino a diversi metri di quota, riempie le insenature di materiale galleggiante e rende inutilizzabili gli ingressi da riva. Nei due o tre giorni successivi le zone basse ed esposte restano lattiginose.

Poi arriva il vantaggio. Il rimescolamento porta nutrienti verso l’alto e la vita si concentra, i pelagici entrano sotto costa e i siti profondi o riparati si ripuliscono in fretta. La finestra migliore dell’autunno spesso arriva subito dopo un evento, non prima.

Dopo la mareggiata Cosa si trova sotto costa Dove ha senso immergersi
Mentre è in corso Ingressi da riva impraticabili, materiale in sospensione Da nessuna parte, e non è una valutazione discutibile
Primo giorno Acqua lattiginosa fino a diversi metri di quota Solo siti riparati raggiunti in barca
Secondo e terzo giorno Recupero rapido in profondità, torbidità residua in superficie Pareti e secche al largo, meglio se profonde
Dal quarto giorno Colonna d’acqua di nuovo trasparente, vita concentrata Praticamente ovunque, con la fauna più attiva del mese

Il ragionamento operativo è quello che si applica a qualunque uscita: guardare la direzione del mare, non solo l’altezza dell’onda, e confrontarla con l’esposizione del sito. Un punto riparato da un promontorio può essere in ordine mentre a due miglia di distanza non si vede la mano. Lo stesso metodo di lettura del bollettino che serve a chi entra dalla riva vale a chi scende dalla barca.

Cosa succede alla luce quando le giornate si accorciano?

Il sole più basso significa che una parte maggiore della luce viene riflessa dalla superficie invece di entrare nell’acqua. A parità di trasparenza, la stessa parete a metà ottobre è più scura di come era ad agosto, e i colori si spengono a quote inferiori. Il rosso se ne va per primo, come sempre, ma se ne va prima.

Da qui due conseguenze pratiche. La torcia smette di essere un accessorio da anfratto e diventa parte della configurazione base, anche su un’immersione a quindici metri in pieno giorno. E chi fotografa deve mettere in conto tempi di posa diversi e più lavoro con la luce artificiale.

La seconda conseguenza riguarda gli orari. Le uscite si concentrano nelle ore centrali, il secondo tuffo si chiude presto, e il rientro in porto va calcolato con il buio che arriva in fretta. Una barca che rientra al tramonto in ottobre naviga di notte per l’ultimo tratto: luci accese e nessuna improvvisazione.

Serve un allenamento diverso rispetto all’estate?

Serve soprattutto un ricalcolo. Passare da una muta da 5 mm a una da 7 mm con cappuccio aggiunge galleggiamento, e la zavorra estiva non basta più. La verifica va fatta in acqua, a fine immersione con la bombola quasi vuota: alla quota della tappa di sicurezza si deve restare fermi senza spingere e senza salire.

Cambia anche il consumo. Il freddo aumenta la richiesta di ossigeno, la muta più spessa affatica la pinneggiata e i guanti riducono la sensibilità sulle fibbie e sulle chiusure. Chi non tocca l’attrezzatura da settimane fa bene a rifare i gesti a secco prima di trovarsi a farli con le mani intirizzite e la corrente che spinge.

Per l’apnea il quadro è diverso ma il principio è lo stesso: la piscina in questo periodo diventa il luogo dove si mantiene la tecnica mentre il mare si complica. Chi vuole strutturare quella parte trova una traccia nella scheda su apnea statica e dinamica.

Quali diving restano aperti e come si prenota adesso?

Molti centri lavorano fino a fine ottobre o novembre, alcuni proseguono tutto l’anno nei fine settimana, altri chiudono con la prima settimana di scuola. La regola non è geografica: dipende dal bacino di clienti locali. Dove c’è un gruppo di subacquei residenti, le uscite continuano; dove il diving vive di turismo, si ferma.

Fuori stagione l’uscita non è garantita dal calendario ma dal numero minimo di partecipanti. Vale la pena chiedere prima di prenotare il viaggio quante persone servono per far partire il gommone, quale sia il sito alternativo se il vento gira, se il noleggio comprende cappuccio e guanti, e come funziona la cancellazione per meteo.

Le formalità restano quelle di sempre e in bassa stagione non decadono: brevetto, libretto delle immersioni recenti, assicurazione e certificazione medica secondo le regole in vigore, che il Ministero della Salute aggiorna per l’attività sportiva. Se non ti immergi da mesi, un ripasso guidato prima della prima uscita è tempo speso bene, e sul funzionamento dei livelli abbiamo una scheda dedicata ai brevetti subacquei.

Quando conviene rinunciare all’immersione?

Ci sono tre situazioni in cui in questo periodo non si discute. La prima è l’ingresso o l’uscita da scogliera con mare in aumento: entrare è quasi sempre possibile, uscire è il problema, e si scopre alla fine. La seconda è l’immersione in coppia improvvisata su un sito che nessuno dei due conosce, con visibilità ridotta. La terza è il freddo già presente prima di entrare.

C’è poi il capitolo qualità dell’acqua. Dopo piogge forti, gli scarichi e le foci peggiorano per alcuni giorni e i divieti temporanei dei Comuni arrivano dopo, non prima. Se l’acqua ha colore e odore anomali, la scelta ragionevole è cambiare punto.

Infine la parte che non si vede: qualcuno a terra deve sapere dove sei e a che ora rientri. In autunno le spiagge sono vuote e la sorveglianza è finita ad agosto, quindi un ritardo può non essere notato da nessuno. È un dettaglio organizzativo, e in questa stagione conta quanto l’attrezzatura.

Domande frequenti

Il brevetto base è sufficiente per immergersi in questo periodo?

Per i siti entro i limiti del proprio livello sì, purché ci sia continuità recente. Il problema in autunno non è la profondità, è la gestione del freddo e dell’assetto con una configurazione diversa da quella estiva. Chi ha fatto l’ultimo tuffo a luglio guadagna molto da un’immersione di ripasso.

Quanta zavorra in più serve passando a una muta più spessa?

Dipende dal modello, dalla taglia e dal tipo di neoprene, quindi non esiste un numero valido per tutti. L’unico metodo affidabile resta la prova in acqua a fine immersione, aggiungendo poco per volta. Un errore in eccesso pesa sui consumi e sull’assetto quanto un errore in difetto.

L’apnea segue lo stesso calendario delle immersioni con le bombole?

In parte. La limpidezza è un vantaggio comune, ma chi scende in apnea sente il termoclino molto di più, perché il corpo non ha aria calda intorno e i tempi di recupero in superficie si allungano con l’acqua fredda. Da ottobre in poi conviene ridurre le distanze e non allenarsi mai in solitaria.

Conviene comprare l’attrezzatura a fine stagione?

È il periodo in cui i negozi liberano il magazzino, quindi la disponibilità di taglie si riduce mentre i prezzi scendono. Su muta e cappuccio la vestibilità conta più dello sconto: un capo largo di mezza taglia lavora male e si paga in comfort per anni.

Fino a quando si può restare con la muta umida?

Molti continuano con la semistagna fino a dicembre inoltrato accettando immersioni più corte. Il confine non è una data: è il momento in cui il tremore compare prima della tappa di sicurezza. Quando succede due volte di seguito, la stagione della muta umida per quella persona è finita.

Vale la pena spostarsi verso sud per allungare la stagione?

Il calore residuo dura più a lungo nei bacini meridionali e attorno alle isole maggiori, quindi la finestra si allunga di qualche settimana. La ragione più solida per muoversi, però, resta la conformazione dei siti: chi cerca continuità trova nelle immersioni in Sardegna pareti e secche che reggono anche con condizioni meno favorevoli.

Chi smette ad agosto si perde la parte dell’anno in cui il mare lavora meglio e chiede di più in cambio: un po’ più di organizzazione, un po’ più di neoprene, un margine più ampio sulle condizioni. È un baratto che, dopo la prima stagione fatta per intero, quasi nessuno rifiuta.