I video di viaggio in Portogallo hanno tutti la stessa struttura: furgone, caffè al mattino, una destra perfetta, tramonto. Nessuno mostra i tre giorni con onda da tre metri e vento di traverso in cui l’unica cosa sensata era restare a terra, né la giornata persa a cercare parcheggio a Ribeira d’Ilhas con dieci pullman di scuole surf davanti.
Ericeira e Peniche stanno a poco più di un’ora d’auto l’una dall’altra e raccolgono, in una sessantina di chilometri di costa, quasi tutte le configurazioni possibili: reef a destra per esperti, beach break potenti, baie riparate dove si impara. Questa varietà è il motivo per cui il viaggio funziona anche quando il meteo cambia idea.
Dieci giorni bastano, a condizione di costruire il programma sugli spot e non sulle foto. Qui sotto c’è il metodo che uso per organizzare una trasferta autunnale su questa costa: periodo, base logistica, spostamenti, tavole, muta e criteri per decidere ogni mattina dove andare.
Il viaggio in sei numeri
- Periodo: da metà settembre a fine novembre, con la finestra migliore tra ottobre e i primi di novembre.
- Distanze: circa cinquanta chilometri dall’aeroporto di Lisbona a Ericeira, poco più di sessanta da Ericeira a Peniche.
- Auto: indispensabile, perché lo spot giusto cambia ogni giorno con swell, vento e marea.
- Acqua: ancora attorno alla doppia cifra alta a ottobre, in calo a novembre: muta 3/2 all’inizio, 4/3 verso fine stagione.
- Tavole: due, se si può. Una da tutti i giorni e una più lunga o più stretta secondo il livello.
- Emergenze: il numero unico europeo 112 vale anche in Portogallo, e in autunno la sorveglianza balneare è finita quasi ovunque.
Perché ottobre e novembre sono il periodo giusto
D’estate su questa costa domina il vento termico da nord, che soffia teso quasi ogni pomeriggio e disordina l’onda. Da settembre quel regime si indebolisce, le mattine diventano spesso senza vento o con brezza da terra, e arrivano le prime mareggiate generate dalle depressioni atlantiche a nord-ovest.
Il risultato è una stagione con onda quasi tutti i giorni e una percentuale alta di sessioni pulite nelle prime ore. L’acqua è ancora al valore più alto dell’anno, perché il mare si scalda in ritardo rispetto all’aria, e l’affollamento estivo si riduce di parecchio, pur restando reale nei giorni buoni.
Il rovescio è la variabilità. In dieci giorni di ottobre può capitare una mareggiata da sei metri di altezza significativa che chiude tutti gli spot esposti, e allora si va a cercare le baie riparate a sud o il lato interno della penisola. Chi parte con un itinerario fisso, giorno per giorno, si trova a rincorrere. Chi parte con una lista di opzioni per ogni condizione, no.
Che livello serve, spot per spot
Il primo errore è misurare il proprio livello sull’altezza dell’onda. Su questa costa contano molto di più la potenza, il fondale e la posizione del picco: un metro e mezzo su un reef poco profondo chiede molto più mestiere di due metri su un beach break sabbioso e aperto.
| Spot | Tipo | Livello | Condizione in cui rende |
|---|---|---|---|
| Foz do Lizandro | Beach break in foce | Principiante e intermedio | Onda piccola, marea media, vento leggero |
| Ribeira d’Ilhas | Destra lunga su fondo misto | Intermedio | Swell da nord-ovest, tiene bene anche con onda grossa |
| Coxos | Destra su reef | Avanzato | Swell pulito e periodo lungo, con esperienza di reef |
| Baleal e Lagide | Baia con più picchi | Principiante e intermedio | Onda contenuta, riparo dal vento a seconda del lato |
| Supertubos | Beach break potente e cavo | Avanzato | Bassa marea, swell ordinato, vento da terra |
| Consolação | Onda protetta dalla punta | Intermedio | Giornate di mareggiata grossa da nord-ovest |
La riga più utile della tabella è l’ultima colonna. Un viaggio ben costruito ha, per ogni tipo di condizione, uno spot già scelto e una alternativa: così la mattina si guarda la previsione, si sceglie e si parte, invece di girare in macchina per due ore.
Surf trip in Portogallo: le dieci giornate, in ordine
- Giorno 1. Arrivo, ritiro dell’auto, spesa e sistemazione a Ericeira. Una sessione corta al tramonto su una spiaggia facile, giusto per sciogliere il viaggio.
- Giorno 2. Ricognizione a piedi del tratto nord: si guardano gli spot con la marea che cambia e si annotano accessi, parcheggi e punti di uscita.
- Giorno 3. Prima sessione lunga su onda intermedia, con l’obiettivo di capire il ritmo dei picchi, non di prendere il maggior numero di onde.
- Giorno 4. Doppia sessione, alba e tardo pomeriggio, con il pomeriggio libero. È la giornata in cui si testa la tavola meno abituale.
- Giorno 5. Trasferimento a Peniche nella fascia centrale, con sosta su uno spot intermedio lungo la strada.
- Giorno 6. Baleal, per prendere confidenza con la baia e verificare da che lato ripara il vento del giorno.
- Giorno 7. Giornata di scarico: cammino sulla penisola, riparazioni, controllo delle attrezzature. Il corpo dopo sei giorni ha bisogno di una pausa vera.
- Giorno 8. Se le condizioni lo permettono, sessione sul lato sud della penisola; altrimenti si resta in baia e si lavora sulla tecnica.
- Giorno 9. Giornata jolly: si sceglie la mattina, anche tornando indietro verso Ericeira se lo swell gira.
- Giorno 10. Sessione breve al mattino, risciacquo dell’attrezzatura, rientro a Lisbona con margine ampio.
La struttura ha due regole. La prima: mai due giorni pieni consecutivi all’inizio, perché le spalle non reggono e il resto del viaggio ne paga. La seconda: almeno una giornata senza obiettivi, che serve anche a smaltire l’eventuale mareggiata fuori misura.
Ericeira: quattro chilometri, molti spot diversi

Ericeira è nota per la concentrazione di onde su un tratto breve, riconosciuta nel 2011 con l’istituzione della prima riserva mondiale del surf in Europa. Da sud a nord si passa da spiagge aperte e sabbiose a una serie di punte e reef che funzionano con lo stesso swell in modi molto diversi.
La parte sud, verso la foce del Lizandro, è il territorio di chi impara e di chi vuole sessioni lunghe senza pressione. Salendo verso nord l’onda diventa più organizzata e il fondale più duro: qui gli spot chiedono di conoscere il punto d’ingresso, l’uscita e il passaggio tra le rocce, che cambia con la marea.
Il paese resta vivo tutto l’anno e questo semplifica la logistica: shaper, negozi di riparazioni, panetterie aperte all’alba. Chi arriva senza avere chiara la scelta della tavola può leggere prima la scheda su forma, volume e livello nella scelta della tavola, che evita di comprare sul posto per impulso.
Peniche: una penisola che gira con il vento
Il vantaggio di Peniche è geometrico. La penisola sporge verso ovest e ha spiagge su entrambi i lati, per cui quando il vento rende impraticabile un versante quasi sempre l’altro funziona. È la ragione per cui questa zona regge anche le settimane con meteo instabile.
Sul lato nord, la baia di Baleal offre più picchi ravvicinati, con settori adatti a chi comincia e settori più impegnativi verso le punte. Sul lato sud si trovano i beach break più potenti della costa, con onda cava e chiusure improvvise: sono spot che premiano l’esperienza e puniscono l’improvvisazione, specialmente con la bassa marea.
Il porto peschereccio dà alla città un carattere diverso da quello di una località turistica: in autunno si mangia bene e si spende poco, e i parcheggi vicino alle spiagge tornano accessibili. Il rovescio è il vento, che qui è quasi sempre presente e va inserito nella scelta dell’orario, non subito.
Dove dormire e come muoversi
Le formule sono tre. Il surf camp con pacchetto completo, comodo per chi viaggia da solo e cerca compagnia in acqua; l’appartamento, che costa meno su dieci giorni e dà autonomia sui pasti; la stanza in guesthouse, la soluzione più economica per chi passa fuori tutto il giorno. In autunno c’è disponibilità, ma i weekend nei periodi di swell buono si riempiono.
Sull’auto non ci sono alternative. I mezzi pubblici collegano i centri, non gli spot, e la finestra utile della mattina non aspetta gli orari. Un’utilitaria basta, purché entri la tavola: molte sacche da sei piedi e mezzo non passano in un’auto piccola e finiscono legate sul tetto, cosa che sotto la pioggia atlantica conviene evitare.
Vale la pena dividere il soggiorno in due basi invece di fare avanti e indietro ogni giorno. Cinque notti a Ericeira e cinque a Peniche riducono i chilometri, aumentano le ore in acqua e permettono di conoscere davvero due tratti di costa invece di attraversarne quattro di corsa.
Tavole, muta e il resto del sacco

La combinazione che regge meglio è una tavola da tutti i giorni, con un po’ di volume in più rispetto a quella di casa, e una seconda tavola scelta secondo il livello: più lunga e stabile per chi è a metà percorso, più performante per chi surfa già bene su onda potente. Chi non vuole imbarcarle trova noleggi in entrambe le località, con parco tavole ampio e prezzi bassi fuori stagione.
Sulla muta, ottobre chiede una 3/2 con eventualmente calzari sottili; a fine novembre una 4/3 è più comoda, soprattutto per le sessioni lunghe all’alba. Cappuccio e guanti non servono quasi mai in questo periodo, ma un secondo asciugamano e un cambio asciutto sì, perché il vento raffredda molto in fretta appena si esce.
Nel sacco entrano leash di scorta, pinne e chiave, resina a presa rapida per le riparazioni d’emergenza, paraffina fredda o temperata, e una sacca stagna per il telefono e i documenti. Chi vuole arrivare in condizione può seguire il lavoro descritto nella scheda sull’allenamento e sugli spot italiani nelle settimane precedenti.
Le regole del picco e i limiti da rispettare
Su onda affollata l’unica cosa che rende la sessione sicura è la precedenza. Ha la priorità chi è più vicino al punto in cui l’onda comincia a rompere; non si rema mai dentro la traiettoria di chi è già in piedi; si risale al largo passando dietro la zona di rottura, anche se costa fatica. Sono regole condivise in tutto il mondo, e in un posto dove metà dei presenti sono ospiti valgono il doppio.
La parte di sicurezza vera riguarda le correnti. Sui beach break portoghesi i canali di ritorno sono forti e cambiano posizione con la marea: si osserva l’acqua per un quarto d’ora prima di entrare, si individua un riferimento a terra e si controlla la deriva ogni pochi minuti. Se si viene portati fuori si nuota parallelamente alla riva, mai contro.
Ci sono giornate in cui la risposta è restare fuori. Onda oltre il proprio limite, vento laterale forte, corrente che sposta di cinquanta metri in due minuti, o semplicemente stanchezza accumulata: chi surfa dieci giorni di fila si infortuna quasi sempre nella seconda metà del viaggio. Le previsioni marine ufficiali portoghesi, pubblicate dall’istituto nazionale del mare e dell’atmosfera, danno altezza, periodo e direzione: sono tre numeri sufficienti per decidere.
Domande frequenti
Serve prenotare le lezioni in anticipo?
In autunno no, salvo nei fine settimana con condizioni buone. Le scuole di entrambe le località lavorano tutto l’anno e accettano prenotazioni a uno o due giorni. Chi vuole un istruttore dedicato invece che un gruppo conviene che chieda al momento della prenotazione, perché è la variabile che cambia di più il risultato.
Meglio portare la tavola o noleggiarla sul posto?
Su dieci giorni, portarla ha senso se si ha una tavola con cui si va davvero bene e se il supplemento aereo resta ragionevole. Il noleggio conviene a chi è in progressione, perché permette di cambiare misura durante il viaggio e di provare forme diverse. Il compromesso frequente è portare la tavola principale e noleggiare la seconda.
Quanto è affollata l’acqua a ottobre?
Meno che in estate, ma gli spot famosi restano frequentati, soprattutto a metà mattina. La differenza la fanno gli orari: entrando all’alba si trovano metà delle persone e quasi sempre il vento migliore. Gli spot minori, a pochi minuti da quelli noti, sono spesso vuoti con le stesse condizioni.
Che documenti e assicurazioni servono?
Per un viaggio all’interno dell’Unione bastano documento d’identità valido per l’espatrio e tessera sanitaria europea. Vale la pena verificare che l’assicurazione di viaggio copra gli sport d’onda, perché alcune polizze li escludono o li considerano attività a rischio, e il traino da parte di un mezzo di soccorso non è mai gratuito.
Si può fare lo stesso viaggio senza guidare?
Si può, restando su una sola base e accettando di surfare quello che passa. Baleal ed Ericeira hanno spot raggiungibili a piedi e scuole che portano gli allievi in furgone. Il limite è chiaro: nei giorni in cui la costa esposta chiude, senza auto non si raggiungono le alternative riparate.
Il viaggio riuscito su questa costa non è quello con le onde più grosse, ma quello in cui si è entrati in acqua quasi tutti i giorni nel posto adatto alla giornata. Bastano una mappa mentale degli spot, un’auto e la disponibilità a cambiare programma la mattina. Chi vuole allenarsi prima di partire trova indicazioni utili anche nella panoramica su le onde migliori in Italia.
