In quasi tutte le società remiere italiane la scena di novembre è identica. File di remoergometri in una sala fredda, ventole che fanno un rumore continuo, e una ventina di persone che tirano con le braccia guardando il numero grande sul display. Delle venti, tre o quattro stanno facendo il gesto giusto.
Il problema non è l’impegno: è che la macchina perdona. Si può muovere il volano in mille modi sbagliati e vedere comunque un numero che scende, e il numero che scende dà l’illusione che l’allenamento stia funzionando. Poi ad aprile si torna in barca e la sensazione è di aver perso tempo.
Quello che segue è il modo in cui si imposta un inverno al remoergometro perché il lavoro si trasferisca davvero: la sequenza del colpo, i parametri da regolare, la struttura delle sedute e i limiti oltre i quali il gesto smette di essere sicuro. Vale per chi rema in società e per chi usa la macchina come preparazione generale a un’altra disciplina d’acqua.
Che cosa serve, prima di sedersi
- La sequenza è gambe, tronco, braccia in trazione, e braccia, tronco, gambe al ritorno. Ogni inversione è un errore.
- Il ritorno dura circa il doppio della trazione: è lì che si costruisce il ritmo.
- Il damper non è la resistenza: il parametro da leggere è il fattore di resistenza mostrato dal monitor.
- Il passo sui cinquecento metri è l’unico numero che descrive davvero l’intensità.
- Colpi al minuto bassi in fondo, alti solo nelle ripetute brevi: la frequenza non sostituisce la potenza.
- La schiena resta neutra sempre: il dolore lombare non è una conseguenza normale dell’allenamento.
Perché il remoergometro non è una macchina per le braccia
Il gesto della voga è una spinta di gambe accompagnata da un’apertura del tronco e chiusa da una trazione di braccia. La quota di lavoro prodotta dagli arti inferiori è di gran lunga la maggiore, e la sensazione corretta a fine seduta è di gambe stanche, non di bicipiti gonfi.
Chi tira con le braccia ottiene due risultati insieme: produce poca potenza, perché usa i muscoli più piccoli della catena, e sovraccarica spalle e gomiti con migliaia di ripetizioni. È l’origine della maggior parte dei fastidi che compaiono a metà inverno nelle sale attrezzi.
Il modo più rapido per correggersi è un esercizio a segmenti: si rema per qualche minuto usando solo le braccia, poi solo braccia e tronco, poi il colpo completo. Sentendo quanto poco produce ciascun segmento isolato, l’ordine corretto diventa evidente senza bisogno di spiegazioni. Il canottaggio resta lo sport di riferimento per questo gesto, e la sua tecnica di base non cambia sulla macchina.
La sequenza del colpo, in quattro tempi

- Attacco. Stinchi verticali, busto leggermente inclinato in avanti dalle anche, braccia distese, spalle davanti alle anche, schiena lunga e non curva.
- Passata. Si spinge con le gambe mantenendo l’angolo del busto, senza aprirlo. Le braccia restano distese: sono un cavo, non un motore.
- Apertura e finale. Quando le gambe sono quasi distese, il busto si apre fino a una leggera inclinazione all’indietro e solo allora le braccia tirano verso il basso delle costole.
- Ritorno. Le mani escono per prime e superano le ginocchia, poi il busto torna in avanti, poi le gambe si piegano e il carrello scorre verso l’attacco.
Il passaggio critico è il secondo. Aprire il tronco insieme alle gambe, invece che dopo, è l’errore più diffuso in assoluto: toglie lunghezza al colpo, riduce la potenza e concentra il carico sulla zona lombare proprio nel momento di massima tensione.
Un controllo semplice consiste nel filmarsi di lato con il telefono per trenta secondi. La sequenza sbagliata si vede a occhio nudo al primo rallentatore, e in genere basta quella immagine per correggerla in una seduta.
Il ritorno è metà del lavoro
Sul remoergometro il ritorno non è una pausa: è la fase in cui si prepara l’attacco successivo e in cui si costruisce il ritmo. Un ritorno affrettato porta a un attacco disordinato, con il carrello che sbatte in fondo e con il corpo che arriva scomposto.
Il rapporto di riferimento è di circa uno a due: se la trazione dura un tempo, il ritorno ne dura due. A frequenze basse questo significa un ritorno lento e controllato, che a chi comincia sembra tempo perso e che invece è la differenza tra remare e agitarsi.
L’ordine del ritorno va rispettato con la stessa cura della trazione. Le mani superano le ginocchia prima che queste si alzino: se le ginocchia salgono per prime, le mani devono scavalcarle e il gesto perde fluidità. È l’errore che si sente prima di vederlo, perché produce un rumore irregolare della catena.
Damper e fattore di resistenza: due cose diverse
La levetta laterale, quella numerata, regola quanta aria entra nel volano. Non è un selettore di peso e non corrisponde a un livello di difficoltà: cambia la sensazione del colpo, non la fatica complessiva, che dipende da quanta potenza si produce.
| Impostazione | Sensazione | Adatta a |
|---|---|---|
| Bassa | Colpo leggero e veloce, simile a barca scorrevole | Frequenze alte, lavoro tecnico |
| Media | Risposta equilibrata, la più usata | Quasi tutte le sedute, dal fondo alle ripetute |
| Alta | Colpo pesante, carico concentrato all’attacco | Lavori di forza brevi, con tecnica già solida |
Il parametro davvero utile è il fattore di resistenza, che il monitor mostra in un menu dedicato e che dipende anche da quanto è sporco il volano. Due macchine con la stessa levetta possono avere valori molto diversi, quindi si imposta quello e non la posizione della levetta. Per la maggior parte delle persone il valore corretto sta in una fascia media, e chi lavora costantemente su valori alti si carica le spalle senza guadagnare nulla.
I numeri sul display: passo, colpi al minuto, watt
Il passo è il tempo che si impiegherebbe a percorrere cinquecento metri a quell’intensità. È il numero di riferimento del canottaggio e serve a confrontare sedute diverse: un fondo si fa a un passo lento e costante, una ripetuta a un passo che non si potrebbe tenere a lungo.
I colpi al minuto descrivono la frequenza, non lo sforzo. Si può produrre molta potenza a venti colpi e pochissima a trentadue: chi alza la frequenza per far scendere il passo, senza spingere di gambe, sta solo accorciando il colpo. In fondo si sta bassi, tra i diciotto e i venti; nelle ripetute brevi si sale.
I watt misurano la potenza istantanea e sono il modo più diretto di confrontarsi con sé stessi nel tempo. Il dato che conta a fine inverno non è il record su una singola prova, ma quanti watt si riescono a mantenere per venti o trenta minuti senza perdere la tecnica.
Allenamento al remoergometro: la struttura delle sedute
Un inverno ben costruito alterna poche tipologie di seduta, ripetute con regolarità. La tabella riassume quelle che servono, con il ruolo che ciascuna svolge.
| Tipo di seduta | Durata | Frequenza | Che cosa allena |
|---|---|---|---|
| Fondo lungo | Da quaranta a sessanta minuti continui | Bassa, diciotto-venti colpi | Base aerobica e tenuta della tecnica |
| Fondo medio | Trenta minuti a ritmo più sostenuto | Venti-ventidue colpi | Soglia e capacità di restare lucidi |
| Ripetute medie | Quattro o cinque frazioni da mille metri | Ventiquattro-ventisei colpi | Potenza mantenuta e gestione del recupero |
| Ripetute brevi | Otto-dieci frazioni da cinquecento metri | Ventotto colpi e oltre | Tolleranza allo sforzo intenso |
| Seduta tecnica | Trenta minuti a segmenti | Molto bassa | Ordine del colpo e controllo del ritorno |
| Prova di controllo | Duemila metri | Libera | Verifica dei progressi, ogni sei-otto settimane |
La proporzione che funziona per chi non gareggia è semplice: la maggior parte del volume in fondo lento, una seduta intensa a settimana e una tecnica. Chi rovescia questa proporzione ottiene risultati rapidi per un mese e poi si ferma, quasi sempre per un fastidio alla schiena o alle spalle.
La settimana tipo da novembre a febbraio
Con tre sedute a settimana lo schema è: una di fondo lungo, una tecnica e una con ripetute medie. È il minimo che mantiene la condizione e permette di arrivare in primavera senza dover ricostruire da zero.
Con quattro sedute si aggiunge un secondo fondo, non una seconda seduta intensa. È l’errore più comune di chi ha tempo: aumentare l’intensità invece del volume facile produce affaticamento e nessun guadagno di base aerobica.
La collocazione nella giornata conta meno di quanto si creda, ma la regolarità conta moltissimo. Tre sedute negli stessi giorni e alle stesse ore reggono un inverno intero; quattro sedute infilate quando capita si riducono a due entro dicembre, e a gennaio spariscono del tutto.
Ogni quattro settimane si inserisce una settimana più leggera, con lo stesso numero di sedute ma volume ridotto. È il momento in cui il corpo assorbe il lavoro precedente, e chi lo salta arriva a gennaio con una prestazione che scende invece di salire.
Gli errori che si vedono in sala
Il primo è il carrello che scappa: le gambe si distendono di colpo, il busto resta fermo e il corpo si allontana dalla pedaliera senza che la potenza arrivi all’impugnatura. Si corregge rallentando e cercando la sensazione di spingere contro qualcosa, non di scappare.
Il secondo è la schiena curva all’attacco. Nasce quasi sempre da rigidità delle catene posteriori o da un tentativo di allungare il colpo oltre le proprie possibilità. La soluzione non è forzare, ma accorciare leggermente l’attacco e lavorare sulla mobilità di anche e caviglie fuori dalla macchina.
Il terzo è la presa troppo stretta con le spalle alzate verso le orecchie. Le mani stanno larghe quanto le spalle, le dita avvolgono senza serrare e il collo resta rilassato: una presa contratta per quaranta minuti produce dolore cervicale che non ha nulla a che vedere con l’allenamento.
La schiena, la spalla e i limiti da rispettare
Il remoergometro è un gesto ciclico ad alta ripetitività, e questo significa che un difetto tecnico viene moltiplicato per migliaia di ripetizioni. Il dolore lombare non è un effetto collaterale accettabile: è il segnale che il gesto o il carico vanno rivisti, e va trattato come tale il giorno stesso.
Le regole pratiche sono poche. Riscaldamento sempre, con dieci minuti a ritmo blando prima di qualunque intensità. Progressione graduale del volume, senza salti superiori a piccole percentuali da una settimana all’altra. Interruzione immediata in caso di dolore acuto, formicolii o perdita di forza in un arto.
Per l’attività organizzata presso una società è richiesto il certificato di idoneità all’attività sportiva non agonistica, con validità annuale, e chi partecipa a gare segue un percorso diverso; le indicazioni generali sono pubblicate dal Ministero della Salute. Chi riprende dopo anni di inattività o ha una storia di problemi alla schiena ne parla con il medico prima di iniziare, non dopo il primo fastidio.
Che cosa si trasferisce sull’acqua e che cosa no

Si trasferisce quasi tutto ciò che riguarda il motore: capacità aerobica, forza specifica delle gambe, resistenza alla fatica e ordine della sequenza. Chi arriva a marzo con un buon fondo alle spalle riprende la barca con una condizione che sull’acqua avrebbe richiesto molte più uscite.
Non si trasferisce nulla di ciò che riguarda l’equilibrio e il rapporto con l’acqua: la stabilità dello scafo, l’attacco della pala, l’estrazione pulita, il tempo dell’equipaggio. Sono competenze che si allenano solo in barca, e per questo le prime uscite di primavera sembrano sempre più difficili di quanto i numeri invernali lascino sperare.
La stessa logica vale per chi usa la macchina come preparazione generale ad altre discipline d’acqua. Il lavoro costruisce la base, ma la specificità resta fuori dalla sala: chi si prepara per la stagione in mare aperto deve comunque programmare le uscite, come descritto nella scheda sul nuoto in acque libere. Il quadro delle attività che si possono mantenere nei mesi freddi è nella scheda su come vivere il mare in inverno.
Domande frequenti
Su quale numero del damper conviene stare?
Su quello che produce un fattore di resistenza in fascia media sulla macchina che stai usando, valore che si legge nel menu del monitor. Poiché dipende anche dalla pulizia del volano, la stessa posizione della levetta dà valori diversi su macchine diverse: si imposta il parametro, non la levetta.
Quanti colpi al minuto sono giusti nel fondo?
Una frequenza bassa, tipicamente attorno ai diciotto o venti colpi, con un ritorno lungo e controllato. Se per tenere il passo desiderato devi salire di frequenza, il passo è troppo ambizioso per quella seduta: si rallenta e si mantiene la tecnica, che è l’obiettivo del fondo.
La prova sui duemila metri va fatta spesso?
No. È una prova massimale, impegnativa da recuperare, e ripeterla di continuo interferisce con l’allenamento invece di misurarlo. Una verifica ogni sei o otto settimane è sufficiente per capire se il lavoro sta funzionando, e va programmata dopo qualche giorno di carico ridotto.
Il remoergometro fa male alla schiena?
Il gesto eseguito correttamente è compatibile con una schiena sana. I problemi nascono dall’apertura anticipata del tronco, dalla postura curva all’attacco e da aumenti di volume troppo rapidi. Chi ha una storia di lombalgia lavora prima sulla tecnica con qualcuno che guardi, e solo dopo aumenta il carico.
Si può usare il remoergometro senza aver mai remato in barca?
Sì, ed è una delle forme di lavoro aerobico più complete disponibili al coperto, perché coinvolge gambe, tronco e braccia in un gesto senza impatto sulle articolazioni. La differenza è che chi non ha mai remato deve dedicare più tempo alla sequenza, possibilmente con qualcuno che corregga nelle prime sedute.
Serve anche altro lavoro oltre alla macchina?
Sì. Mobilità di anche e caviglie, lavoro sul tronco e qualche esercizio per la muscolatura scapolare completano la preparazione e riducono il rischio di fastidi. Bastano due sedute brevi a settimana, e sono le stesse che servono a qualunque disciplina d’acqua.
Un inverno di remoergometro si giudica in barca, non sul display. Chi ad aprile sale e trova le gambe pronte e il colpo ordinato ha remato bene in sala; chi trova solo il fiato e le braccia stanche ha passato quattro mesi ad allenare la macchina invece che sé stesso.
