Il cartellino del pesce dichiara zona di cattura e attrezzo usato

Cartellino con prezzo e provenienza appoggiato su una vaschetta di pesce esposta nel ghiaccio

Sul vetro della vaschetta c’è un cartoncino scritto in corpo otto, spesso appoggiato di traverso e mezzo coperto dal ghiaccio. Dentro ci sono cinque informazioni obbligatorie per legge, e quattro di queste dicono più sulla qualità del prodotto di quanto dica l’aspetto del pesce.

Nella maggior parte dei casi il cartellino viene ignorato del tutto. Si guarda l’occhio, si guarda il prezzo, si chiede se è fresco, e la risposta è sempre sì. Poi si esce dalla pescheria senza sapere da quale mare arriva quel branzino e con quale attrezzo è stato catturato, che sono le due voci che cambiano davvero il giudizio.

Quello che segue è il modo in cui si legge un cartellino in ordine, dalla prima riga all’ultima, con l’indicazione di che cosa fare quando una voce manca. Serve una volta sola: dopo tre o quattro spese la lettura diventa automatica e richiede pochi secondi.

Il cartellino in sei righe

  • Cinque voci sono obbligatorie. Denominazione e nome scientifico, metodo di produzione, zona, attrezzo, eventuale scongelamento.
  • Il nome scientifico risolve gli equivoci. Le denominazioni commerciali cambiano da regione a regione.
  • Zona FAO 37 significa Mediterraneo e Mar Nero. Il sottoinsieme dice molto più del numero da solo.
  • L’attrezzo è la voce più trascurata. Distingue prodotti apparentemente identici sullo stesso banco.
  • Scongelato non è un difetto, ma deve essere dichiarato in modo esplicito.
  • Se una voce manca, si chiede. Un banco che lavora bene risponde senza esitare.

Che cosa la legge obbliga a scrivere

La normativa europea sull’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura stabilisce quali informazioni devono accompagnare il prodotto venduto al consumatore finale, compreso quello sfuso esposto in pescheria e al banco della grande distribuzione.

Le voci obbligatorie sono la denominazione commerciale della specie e il suo nome scientifico, il metodo di produzione, la zona di cattura o di allevamento, la categoria di attrezzo da pesca utilizzato per i prodotti catturati in mare, e l’indicazione se il prodotto è stato scongelato. Per il preimballato si aggiunge il termine minimo di conservazione.

Queste informazioni non sono una concessione del negoziante: sono un obbligo, e la loro assenza è una irregolarità. Il quadro normativo del settore fa capo al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, mentre i controlli igienico-sanitari e la tracciabilità coinvolgono anche le autorità sanitarie locali e le Capitanerie di porto.

Leggere l’etichetta del pesce in otto passaggi

L’ordine conta, perché ogni passaggio restringe il campo e rende più veloce quello successivo. Con un po’ di pratica l’intera sequenza si esaurisce nel tempo di attesa del proprio turno.

  1. Individua il cartellino di quella vaschetta, non quello accanto: al banco gli spostamenti sono frequenti.
  2. Leggi la denominazione commerciale e verifica che corrisponda a quello che pensavi di comprare.
  3. Controlla il nome scientifico, che è l’unico identificativo non ambiguo della specie.
  4. Guarda il metodo di produzione: pescato in mare, pescato in acque dolci oppure allevato.
  5. Leggi la zona di cattura, e per il Mediterraneo cerca il sottoinsieme oltre al numero della zona.
  6. Cerca la categoria di attrezzo, che compare solo per il prodotto catturato in mare.
  7. Verifica la presenza o l’assenza della dicitura sullo scongelamento.
  8. Se qualcosa manca o non torna, chiedi prima di comprare e confronta con il banco vicino.

Il passaggio che più spesso viene saltato è il terzo, e proprio quello impedisce la maggior parte degli errori di acquisto. Le denominazioni commerciali sono legittime ma variabili, e due prodotti chiamati allo stesso modo in due province diverse possono appartenere a specie distinte.

Denominazione commerciale e nome scientifico

La denominazione commerciale è il nome con cui una specie può essere venduta, e per l’Italia esiste un elenco ufficiale che le raccoglie. È il nome che tutti usano, ma porta con sé secoli di varianti locali: lo stesso pesce ha nomi diversi da un porto all’altro, e alcuni nomi popolari indicano specie completamente diverse a seconda della regione.

Il nome scientifico, scritto in latino, elimina l’ambiguità. È l’informazione che consente di capire se il merluzzo che si sta comprando è il nasello del Mediterraneo o il merluzzo nordico, due prodotti con prezzo, provenienza e stato degli stock molto differenti. Sul cartellino compare sempre accanto o sotto la denominazione.

La verifica pratica richiede pochi secondi con il telefono, e conviene farla la prima volta che si compra una specie nuova. Per orientarsi tra i pesci che si incontrano più spesso sui banchi italiani resta utile la scheda sulle specie ittiche del Mediterraneo.

Pescato, allevato o pescato in acque dolci

Il metodo di produzione si esprime con tre formule stabilite dalla normativa, e non ammette sfumature. Il prodotto pescato viene dal mare, quello pescato in acque dolci da fiumi e laghi, quello allevato da un impianto di acquacoltura. Non esistono categorie intermedie, e diciture come naturale o di mare non sostituiscono nessuna delle tre.

Per i prodotti di acquacoltura va indicato anche il paese in cui il prodotto ha raggiunto più della metà del peso finale, oppure in cui è rimasto per più della metà del periodo di allevamento. Per i molluschi il criterio riguarda la fase finale di allevamento o di affinamento. È il motivo per cui un prodotto può nascere in un paese e comparire sul cartellino con un altro.

Vale la pena ricordare che allevato non è sinonimo di scelta peggiore. Per diverse specie l’acquacoltura riduce la pressione sugli stock selvatici e garantisce continuità di fornitura; quello che cambia il giudizio è come l’impianto lavora, tema affrontato nella scheda sull’acquacoltura sostenibile.

La zona di cattura, oltre il numero

Peschereccio ormeggiato con le reti raccolte a poppa in un porto di mattina presto
Jules Verne Times Two / CC BY-SA 4.0

Per il prodotto catturato in mare la zona di cattura è indicata attraverso le aree di pesca definite a livello internazionale. Per le catture nel Mediterraneo e nel Mar Nero e nell’Atlantico nordorientale la normativa chiede l’indicazione della sottozona o divisione, espressa in una forma comprensibile per il consumatore; per le altre aree è sufficiente il nome dell’area.

Zona Che mare indica Che cosa aspettarsi al banco
37 Mediterraneo e Mar Nero Pescato locale e di prossimità, con sottozona indicata
37.1 Mediterraneo occidentale Comprende Baleari, Golfo del Leone e mari di Sardegna
37.2 Mediterraneo centrale Comprende Adriatico e Ionio
37.3 Mediterraneo orientale Comprende Egeo e bacino di Levante
27 Atlantico nordorientale Merluzzo nordico, sgombro atlantico, aringa
34 Atlantico centro-orientale Polpo, seppie e piccoli pelagici di importazione
21 Atlantico nordoccidentale Prodotti nordamericani, spesso congelati a bordo

La sottozona è la parte utile. Sapere che una vaschetta di alici viene dal Mediterraneo centrale e non genericamente dalla zona 37 permette di distinguere il pescato della propria costa da quello arrivato dall’altra parte del bacino, con conseguenze sulla lunghezza della filiera e sulla freschezza reale.

La categoria di attrezzo, la voce che quasi nessuno legge

Ami di un palangaro sistemati in una cassetta pronta per essere calata in mare

L’attrezzo compare soltanto per il prodotto catturato in mare, ed è espresso per categorie generali stabilite dalla normativa. Non indica il modello preciso di rete, ma la famiglia di sistemi utilizzati, che è già sufficiente per farsi un’idea dell’impatto sul fondale e della quantità di catture indesiderate.

Categoria Come funziona Che cosa comporta
Ami e palangari Lenze con ami innescati, calate e recuperate Selettività alta, nessun contatto con il fondale
Nasse e trappole Strutture fisse in cui l’animale entra e resta Cattura viva, impatto molto contenuto
Reti da imbrocco e reti simili Reti verticali in cui il pesce resta impigliato Selettività legata alla maglia, possibili catture accessorie
Reti da circuizione e reti da raccolta La rete circonda il banco e viene chiusa sul fondo Tipica dei pelagici, non tocca il fondale
Sciabiche Reti calate e recuperate da riva o da bordo Impiego costiero, impatto variabile
Reti da traino Reti trainate dall’imbarcazione in acqua o sul fondo Rese elevate, maggiori catture accessorie
Draghe Strutture trascinate che raccolgono dal sedimento Usate per molluschi, azione diretta sul fondale

Nessun attrezzo è buono o cattivo in assoluto, perché tutto dipende dall’area, dalla specie e dal modo in cui viene impiegato. La voce serve però a scegliere tra due prodotti simili con un criterio in più, ed è la ragione per cui alcune pescherie la mettono in evidenza invece di nasconderla. Il ragionamento generale è nella scheda sulla pesca sostenibile.

Scongelato, e perché non è un difetto

La dicitura relativa al prodotto scongelato è obbligatoria, e la sua assenza su un prodotto che è stato congelato costituisce una irregolarità. La norma prevede alcune eccezioni tecniche, per esempio quando il congelamento è avvenuto per ragioni sanitarie o quando riguarda ingredienti presenti nel prodotto finito.

Dal punto di vista della qualità il congelamento non è una penalizzazione. Molto pesce viene congelato a bordo poche ore dopo la cattura, e in diversi casi il risultato è superiore a quello di un prodotto fresco trasportato per giorni su strada. Il problema non è il congelamento, è non saperlo.

Sapere che un prodotto è stato scongelato cambia però due decisioni pratiche. La prima è che non va ricongelato in casa. La seconda è che il consumo deve avvenire in tempi brevi, perché la catena del freddo si è già interrotta una volta e i margini si accorciano.

Le voci facoltative e quelle che non valgono nulla

Accanto alle informazioni obbligatorie la normativa consente di aggiungerne altre su base volontaria, purché siano verificabili e non occupino lo spazio destinato a quelle obbligatorie. Le più utili sono la data di cattura o di sbarco, il porto di sbarco, la tecnica di produzione e le informazioni di carattere ambientale.

La data di sbarco è la più preziosa in assoluto, perché risponde alla domanda che tutti fanno a voce e a cui quasi nessuno riceve una risposta precisa. Un banco che la espone sta dichiarando qualcosa di controllabile, e in genere è un buon segnale sul resto della gestione.

Sul versante opposto ci sono le formule senza contenuto normativo: fresco di giornata, nostrano, di paranza usato senza indicazione dell’attrezzo, qualità superiore. Non sono vietate, ma non aggiungono informazione verificabile e non sostituiscono nessuna delle voci obbligatorie. Quando compaiono al posto del cartellino, invece che accanto, il problema è quello.

Quando il cartellino può mancare, e quando no

L’obbligo di informazione riguarda il prodotto destinato al consumatore finale e alla ristorazione collettiva, quindi la pescheria, il banco del supermercato e il mercato. Un banco senza cartellini non è un banco informale: è un banco irregolare, e la differenza non dipende dalle dimensioni dell’attività.

La normativa prevede una esclusione per i piccoli quantitativi ceduti direttamente dal peschereccio al consumatore, entro i limiti di valore fissati dalle regole sul controllo della pesca. È il caso della vendita diretta in banchina, che resta comunque soggetta alle altre condizioni previste per quel tipo di cessione.

Un caso diverso è il pescato ricreativo, che non può essere venduto in nessuna forma. Chi pesca per hobby è tenuto al rispetto di taglie minime, limiti giornalieri di prelievo e obblighi di comunicazione, come descritto nella scheda sulla pesca sportiva in mare. Il pesce trovato in vendita senza tracciabilità è un problema che riguarda anche chi compra.

Che cosa fare se le informazioni non tornano

Il primo passo è chiedere, senza tono da ispezione. Un banco che lavora bene fornisce le informazioni mancanti in pochi secondi, perché le ha nei documenti di accompagnamento del prodotto. La reazione alla domanda è già una risposta: chi si irrita ha in genere qualcosa da non spiegare.

Il secondo passo è confrontare. Se sullo stesso banco due vaschette della stessa specie riportano zone di cattura diverse a parità di prezzo, o se il cartellino indica una zona incompatibile con la specie, la cosa va chiarita prima di comprare. Le incoerenze più frequenti riguardano proprio la zona e l’attrezzo, che sono le voci compilate con meno attenzione.

Il terzo passo è la segnalazione, che nel settore ittico può essere rivolta alle autorità sanitarie competenti per territorio e alle Capitanerie di porto, che svolgono i controlli sulla filiera. Per gli aspetti sanitari il riferimento nazionale è il Ministero della Salute. Va usata per le irregolarità sistematiche, non per un cartellino caduto nel ghiaccio.

Domande frequenti

Il cartellino deve esserci anche al mercato rionale?

Sì. L’obbligo dipende dal tipo di vendita, non dal luogo o dalla dimensione del banco. Un venditore ambulante autorizzato che vende prodotti ittici al consumatore finale è tenuto alle stesse informazioni della pescheria di quartiere e del banco del supermercato.

Che differenza c’è tra zona di cattura e paese di origine?

La zona di cattura indica il tratto di mare in cui il prodotto è stato pescato, mentre la bandiera del peschereccio o il paese di sbarco sono informazioni diverse e non sempre presenti. Un pesce catturato in zona 37 può essere sbarcato e lavorato altrove, quindi le due voci non vanno confuse.

Perché su alcuni prodotti non compare l’attrezzo?

Perché l’indicazione riguarda i prodotti catturati in mare. Per i prodotti di acquacoltura e per quelli pescati in acque dolci la voce non si applica, e al suo posto compaiono le informazioni sul paese di allevamento o sul corpo idrico di provenienza.

Il pesce sfilettato al banco perde le informazioni?

No. Le informazioni seguono il prodotto anche dopo la lavorazione al banco, e devono restare disponibili per il consumatore. Se il filetto viene messo in una vaschetta senza cartellino, l’informazione va richiesta e il negoziante deve poterla ricavare dai propri documenti.

Che cosa significa quando compare più di una zona di cattura?

Nel caso di prodotti ottenuti da catture provenienti da zone diverse la normativa consente, a certe condizioni, un’indicazione riferita alla zona da cui proviene la parte prevalente. È una situazione tipica dei prodotti trasformati e non dovrebbe comparire su una vaschetta di pesce intero.

Vale la pena fotografare il cartellino?

È il modo più semplice per costruirsi un archivio personale. Dopo qualche settimana si scopre quali banchi indicano sempre la sottozona, quali lasciano l’attrezzo in bianco e quali cambiano provenienza senza cambiare prezzo. È un’informazione che nessuna guida può fornire, perché riguarda i negozi della propria città.

Nessuna di queste voci trasforma una spesa in una scelta perfetta, e non esiste un cartellino che dica se una specie è in buono stato in quel preciso tratto di mare. Quello che offre è un livello di controllo che oggi quasi nessuno usa, e che costa trenta secondi di lettura per volta.