Un telo teso male produce muffa in tre mesi

Scafo a secco coperto da un telo teso su una struttura di tubi in un cantiere

A marzo, quando si torna in cantiere e si solleva il telo, la barca racconta esattamente come è stata coperta. Se il lavoro è stato fatto bene si sente odore di chiuso e basta. Se è stato fatto male si sente odore di cantina, e sotto i cuscini compaiono chiazze grigio-verdi che nessun prodotto toglie del tutto dalla schiuma.

La cosa che sorprende chi ci passa la prima volta è che il telo bagnato non è il colpevole. La muffa si sviluppa quasi sempre sotto teli asciutti e perfettamente impermeabili, montati con cura e chiusi fino a terra. L’acqua che rovina gli interni non arriva dal cielo: si forma dentro, sulla faccia interna del telo, e ricade sulla coperta goccia dopo goccia per quattro mesi.

Coprire una barca è quindi un problema di ventilazione prima che di impermeabilità, e di geometria prima che di materiale. Quello che segue è il metodo che usiamo in banchina e in rimessaggio, con i controlli intermedi che evitano la sorpresa di primavera.

Prima di srotolare il telo

  • La muffa nasce dalla condensa, non dalla pioggia. Un telo stagno senza sfoghi è la condizione peggiore possibile.
  • La pendenza è il primo parametro: ogni superficie orizzontale raccoglie acqua e cede.
  • Servono almeno due aperture, una a prua in basso e una a poppa in alto, per creare un flusso d’aria.
  • Il telo non deve toccare la barca in nessun punto: il contatto produce sfregamento e macchie.
  • Dentro si apre tutto: gavoni, armadi, sentina, e i cuscini si sollevano o si portano a casa.
  • Il lavoro in quota si fa in due, con scarpe adatte, e mai con vento forte o con la barca sui soli puntelli.

Perché la muffa nasce sotto un telo perfetto

Dentro una barca chiusa resta sempre umidità: quella dei tessuti, quella della sentina, quella che il legno e la vetroresina hanno assorbito durante la stagione. Nelle giornate di sole quell’acqua evapora e sale, incontra la faccia interna del telo che è la superficie più fredda del sistema e ridiventa liquida.

A quel punto ricade. Se il telo è teso e inclinato, le gocce scivolano verso il basso e finiscono fuori bordo. Se il telo è lasco e forma sacche, l’acqua si raccoglie nei punti bassi e gocciola sempre nello stesso posto, su un cuscino, su una tendina o sul cielino, dove la muffa trova il substrato che le serve.

Il ciclo si ripete ogni giorno per mesi, e il risultato non dipende dalla quantità di pioggia caduta. È il motivo per cui due barche coperte con lo stesso telo, nello stesso cantiere, arrivano a marzo in condizioni completamente diverse: cambia la geometria, non il materiale.

Telo copri barca per l’inverno: i materiali a confronto

Non esiste un materiale universalmente migliore. Esiste il materiale adatto al tipo di ricovero, alla durata e al budget, e il criterio che li ordina è quanto lasciano passare il vapore rispetto a quanto trattengono la pioggia.

Materiale Traspirazione Durata indicativa Punto debole
Polietilene da cantiere Nessuna Una stagione, a volte meno Condensa massima, si strappa sugli spigoli
PVC spalmato Nessuna Molte stagioni Pesante, rigido al freddo, condensa
Poliestere rivestito Bassa o nulla Diverse stagioni Dipende tutto dal rivestimento scelto
Tessuto tecnico traspirante Buona Diverse stagioni Costo, e tenuta minore sotto pioggia battente
Acrilico tinto in massa Discreta Molte stagioni Costo elevato, va comunque teso bene
Termoretraibile Nulla senza bocchette Una stagione, poi si smaltisce Richiede posa professionale e sfiati dedicati

Il poliestere è la base più diffusa perché regge bene i raggi solari e non assorbe acqua; quello che cambia il comportamento è il rivestimento applicato sopra. Un telo economico non traspirante montato con ottima ventilazione batte un telo tecnico montato male, e questa è la sintesi di tutto l’articolo.

La struttura di sostegno decide la pendenza

Barca appoggiata sui puntelli con l'ossatura di sostegno montata sopra la coperta

Il telo non deve mai poggiare sulla barca. Serve un’ossatura che lo tenga sollevato e gli dia forma, in genere un colmo longitudinale sostenuto da montanti verticali, con eventuali traversi che allargano la sagoma verso i bordi.

L’altezza del colmo determina l’inclinazione delle falde, e l’inclinazione determina se l’acqua scorre o si ferma. Una pendenza generosa costa qualche centimetro di telo in più e risolve da sola metà dei problemi; una struttura bassa e piatta li crea tutti. Nel dubbio si alza il colmo, non lo si abbassa.

Ogni punto di appoggio dei montanti va protetto: un tappetino di gomma sotto la base, una fascia morbida dove il tubo tocca la coperta, e nessun appoggio su tientibene, sfiati, luci di via o boccaporti. Chi usa l’albero come colmo deve verificare che il telo non lavori sulle crocette e che nessuna manovra resti in tensione contro il tessuto.

La tensione: né lasca né a corda di violino

Un telo lasco sbatte, e un telo che sbatte per quattro mesi consuma sé stesso e la vernice sotto. Un telo tirato all’estremo, invece, concentra il carico sugli occhielli, che sono il punto più debole, e alla prima raffica strappa il tessuto attorno a uno di essi.

La tensione corretta si riconosce a mano: la superficie resta piana sotto una spinta del palmo e cede di un paio di centimetri senza formare pieghe profonde. Le cime si passano incrociate sotto lo scafo o si legano ai piedi dei cavalletti, alternando i lati e stringendo un poco per volta, come si serra una ruota.

Ogni occhiello va scaricato con un elastico o con un tratto di cima che possa allungarsi. È il dettaglio che salva i teli durante le raffiche invernali, perché trasforma uno strappo secco in un movimento assorbito. Dove il telo passa su uno spigolo si mette una protezione morbida, con lo stesso criterio con cui si proteggono le cime dallo sfregamento.

Gli sfoghi d’aria: quanti, dove e quanto grandi

Boccaporto di coperta lasciato socchiuso per far circolare l'aria sottocoperta

Il flusso funziona per differenza di quota. Un’apertura bassa a prua fa entrare aria fresca, un’apertura alta a poppa fa uscire quella calda e umida, e il movimento si mantiene da solo per tutto l’inverno. Con una sola apertura non succede nulla, con due poste alla stessa altezza quasi nulla.

Le dimensioni non devono essere modeste. Su una barca da crociera media servono aperture di parecchie decine di centimetri per lato, protette da una falda che impedisca alla pioggia battente di entrare in direzione orizzontale. Molti teli commerciali hanno bocchette già cucite: quasi sempre sono poche e piccole, e vanno integrate.

Sotto coperta il discorso è lo stesso e va risolto separatamente. Boccaporti chiusi e osmosi di condensa producono lo stesso danno anche con il telo ventilato: si lasciano socchiusi i deflettori dove il progetto lo consente, si aprono armadi e cassetti e si tengono i pagliolati leggermente sollevati.

Il drenaggio dell’acqua piovana

Il punto in cui l’acqua ristagna si riconosce dopo la prima pioggia forte: si forma una sacca che pesa decine di chili e che tira il telo verso il basso, aumentando l’avvallamento e quindi la raccolta. È un fenomeno che si autoalimenta e che finisce con il tessuto strappato o con la struttura piegata.

Si previene con tre accorgimenti. Il primo è la pendenza, già vista. Il secondo è un traverso in più nei punti in cui la falda è lunga e tende a flettere. Il terzo è la posizione dello scarico: il telo deve terminare oltre il bordo dello scafo, così l’acqua cade a terra e non lungo la murata.

Va considerata anche la neve, che nei cantieri dell’entroterra e del nord si accumula con un peso molto superiore a quello dell’acqua. Una falda ripida la scarica da sola, una falda piatta la trattiene fino al cedimento della struttura. Dove nevica, il colmo si alza ancora e i traversi si raddoppiano, perché rimuovere la neve da un telo montato è una manovra scomoda e rischiosa.

Attenzione al punto di scarico rispetto ai puntelli e al carrello. Un getto continuo su una base metallica per tutto l’inverno accelera la corrosione e, nei cantieri all’aperto, dilava il terreno sotto il sostegno. Bastano venti centimetri di sporgenza in più per spostare il problema.

Il montaggio, passo per passo

  1. Scegli una giornata asciutta e senza vento. Un telo grande diventa una vela con dieci nodi.
  2. Chiudi la fase di pulizia prima: coperta lavata con acqua dolce, sentina asciutta, interni areati per qualche giorno.
  3. Monta la struttura e verifica che nessun tubo tocchi punti fragili, proteggendo tutti gli appoggi.
  4. Stendi il telo dal centro verso le estremità, in due persone, senza trascinarlo sulla coperta.
  5. Fissa prima i quattro angoli senza tirare, poi chiudi lungo i lati alternando destra e sinistra.
  6. Regola la tensione a passaggi successivi, controllando che non restino avvallamenti orizzontali.
  7. Apri gli sfiati, verifica che le falde di protezione siano rivolte verso il basso e che nulla ostruisca il passaggio dell’aria.
  8. Fai il giro finale a terra guardando la sagoma da lontano: le sacche si vedono meglio a dieci metri che a un metro.

Il passaggio che salta più spesso è il secondo. Coprire una barca con la sentina umida significa sigillare dentro tutta l’acqua che poi condenserà per mesi, e nessuna ventilazione del telo compensa un punto di partenza sbagliato.

Che cosa si fa dentro la barca prima di chiudere

I tessuti escono o si sollevano. Cuscini appoggiati sul bordo o messi in verticale, materassi girati, tende smontate, salvagenti e cerate portati a casa. Tutto ciò che è imbottito trattiene umidità e diventa il primo bersaglio della muffa.

Si aprono gavoni, armadi, sportelli del bagno e vani motore, e si lascia uno spessore tra anta e telaio dove non si può aprire del tutto. La sentina va asciugata e lasciata pulita: un fondo di acqua sporca in ottobre è una fonte di vapore fino a marzo.

L’elettronica portatile, le batterie tampone dei dispositivi e la strumentazione smontabile seguono un percorso proprio, come descritto nella scheda su strumenti di navigazione e GPS. I deumidificatori a sale assorbono bene in ambienti chiusi, ma vanno svuotati: un contenitore che trabocca a gennaio rovescia salamoia dentro un mobile.

Il controllo di dicembre e quello di febbraio

Un telo montato bene non è un lavoro finito. Dopo la prima settimana si torna a verificare la tensione, perché il tessuto si assesta e le cime si allentano. Dopo la prima burrasca si controllano occhielli, cuciture e punti di sfregamento, che sono i tre posti dove il danno comincia.

A metà inverno si solleva un lembo e si guarda dentro con una torcia. Quello che si cerca è la traccia di gocciolamento sulla coperta e l’odore: un interno che sa di chiuso è normale, uno che sa di terra bagnata segnala condensa non smaltita e chiede un’apertura in più.

Nelle giornate serene e asciutte di gennaio o febbraio, aprire il telo per qualche ora fa più bene di qualunque prodotto. È il modo più semplice di scambiare l’aria interna, e chi ha la barca vicino a casa dovrebbe farlo almeno un paio di volte durante la stagione fredda.

Lavorare in cantiere senza farsi male

Una barca a secco sui puntelli non è una piattaforma stabile. Non si sale, non si tira e non si spinge una struttura di sostegno appoggiandosi ai supporti, e non si lavora sotto lo scafo mentre qualcun altro opera in coperta. Le regole del cantiere prevalgono su qualunque abitudine personale.

Il lavoro si fa in due, con scarpe chiuse antiscivolo, guanti da lavoro e una scala vincolata. Nei giorni di vento non si stende un telo: la superficie è enorme e la trazione improvvisa fa perdere l’equilibrio a chi è in quota. Gli indumenti adatti al lavoro all’aperto in autunno sono trattati nella scheda sull’abbigliamento tecnico per la vela.

Chi usa attrezzi a fiamma o pistole termiche per teli termoretraibili deve avere un estintore a portata di mano e non lavorare da solo, perché sotto un telo il principio di incendio si propaga in pochi secondi. Nel dubbio la posa si affida a chi la fa di mestiere. In caso di infortunio o di incendio in cantiere il numero è il 112. Il resto dell’attrezzatura che conviene tenere pronta è elencato nella scheda sugli accessori nautici.

Domande frequenti

Meglio coprire tutta la barca o solo la coperta?

Dipende dal ricovero. All’aperto la copertura integrale protegge anche la murata dal deposito di sporco e dai raggi solari, ma richiede più struttura e più ventilazione. Sotto una tettoia è spesso preferibile coprire la sola coperta, lasciando i fianchi liberi di respirare.

Il telo termoretraibile risolve il problema della condensa?

No, se non viene completato con le bocchette di ventilazione previste dalla posa. È molto efficace nel proteggere dall’acqua e dal vento perché aderisce alla sagoma, ma proprio per questo, senza sfiati adeguati, crea un ambiente chiuso in cui il vapore resta.

Servono i prodotti antimuffa dentro la barca?

Aiutano come complemento, non come soluzione. Un deumidificatore a sale in un ambiente ventilato riduce l’umidità residua, ma in un ambiente sigillato viene saturato in poche settimane. La ventilazione viene prima, sempre, e i prodotti dopo.

Ogni quanto va sostituito un telo?

Si sostituisce quando le cuciture cominciano a cedere, quando il tessuto perde consistenza sotto le dita o quando gli occhielli si strappano più di una volta in una stagione. Un telo tecnico curato dura molti inverni; uno di polietilene da cantiere raramente supera la seconda stagione.

Il gommone si copre con lo stesso criterio?

La logica è identica, con due differenze. I tubolari non vanno lasciati in tensione contro il telo, perché lo sfregamento continuo consuma il tessuto dei tubi prima di quello della copertura, e la pressione va ridotta rispetto all’uso estivo per assorbire le escursioni termiche. Anche qui l’acqua deve uscire dalla poppa e non ristagnare in specchio.

Il telo si può lasciare montato anche in primavera?

Meglio di no. Con le prime giornate calde la differenza termica aumenta e la condensa cresce proprio quando l’ambiente diventa favorevole alla muffa. Appena il rischio di gelate è passato conviene aprire, arieggiare e passare alla copertura leggera da stagione.

Il telo giusto è quello che nessuno nota fino a marzo. Chi arriva in cantiere in primavera, lo sfila e trova interni asciutti ha lavorato un’ora in più a ottobre, e ha risparmiato le due giornate di pulizia che toccano a tutti gli altri.